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NUOVI OBIETTIVI DI UN ALLENATORE

on 11 marzo 2018

Il giuoco del Calcio, negli ultimi anni, si è sostanzialmente modificato sia tecnicamente che tatticamente grazie a nuovi ed importanti studi sul funzionamento della macchina-calciatore. Ma possiamo fare ancora di più e meglio, amalgamando correttamente studi teorici e pratica sportiva.
A mio parere, mancano soprattutto studi che si interessino del giocatore come soggetto capace di esprimere tutte le proprie potenzialità, di partecipare in modo attivo e consapevole al proprio sviluppo, di creare e cogliere dallo sport tutti i suoi contenuti formativi.
Compito prioritario dello sport nella formazione del giovane calciatore dovrà essere l’interesse per la personalità, le motivazioni, il carattere, l’intelligenza, con la stessa attenzione dedicata alle qualità fisiche e tecniche. E’ auspicabile infatti che la ricerca suggerisca nuove metodologie di insegnamento che privilegino sia lo sviluppo fisco per migliorare le prestazioni, ma soprattutto l’individuo che dovrà fornirle.
Il calcio risponde magnificamente alle esigenze di gioco del bambino. Purtroppo però queste caratteristiche peculiari perdono gran parte della loro efficacia quando il bambino viene stimolato o maneggiato come “un piccolo adulto”.

Copiando l’adulto il bambino impara ad agire entro confini stretti e definiti. Il bambino, specialmente nella fascia di età tra i 6 ed i 12 anni possiede tutte le motivazioni per impegnarsi, senza necessità di inutili stimolazioni: un suo eventuale disinteresse sarà attribuibile solo ad una conduzione sbagliata. Ma mano che il ragazzo cresce, dovrà avere sempre più spazio e porte spalancate per la discussione, il confronto di opinioni, proposte ed idee personali o, se è il caso, anche per la critica. Tutto ciò potrà creare qualche disagio o lasciare dei dubbi sia nel bambino sia nell’istruttore, ma darà soprattutto un clima di partecipazione e delle indicazioni positive. Anche la distribuzione degli spazi, non necessariamente intesi come metri quadrati, dovrà tenere conto delle necessità e delle capacità di ognuno. In uno spazio conquistato con il proprio contributo, il bambino si muoverà con autorità e disinvoltura. Ci sarà chi non lo saprà occupare con la creatività e la disinvoltura di altri, ma l’allenatore avrà sempre cura di non far mancare la sua stima a nessuno. Occorrerà anche fare in modo che i più bravi non trovino un clima troppo condiscendente e creato apposta per loro, perchè non sviluppino pericolosi complessi di superiorità. In un clima di cooperazione il bambino imparerà ad apprezzare il contributo degli altri e a dare il giusto peso al proprio. Nella fascia di età che va dai 12 ai 16 anni, il ragazzo che avrà la fortuna di agire in un clima promotore potrà dare il libero sfogo a tutta la creatività e l’entusiasmo e imparerà a conoscere e rispettare i bisogni degli altri, nascerà così un clima di cooperazione che sarà la base del collettivo. Un collettivo vero nato e costruito sui contributi di tutti e sulla conoscenza di se stessi e degli altri. E, quindi, destinato ad avere una stabilità che un collettivo tradizionale nato da una semplice applicazione di ordini e da episodi emotivi occasionali non potrà mai avere. In questa fascia di età comincia la preparazione dell’agonismo. E allora il tecnico insegnerà ai sui allievi a sintetizzare e raccogliere energie, capacità, risorse e motivazioni per i momento culminante della gara. Sarà necessaria tuttavia, molta cautela nei tempi e nei carichi per evitare di pesare sullo sviluppo fisico e psichico dei giocatori. Il Tecnico moderno delle giovanile, quindi dovrà avere conoscenze superiori a quelle attuali. Sia per poter condurre un intervento omogeneo, sotto l’aspetto tecnico fisico e psicologico, per tutto l’arco evolutivo, sia per acquisire una specializzazione specifica per fasce di età più ristrette (6/8 – 6/10 – 10/12 – 12/14 – 14/16 anni) il tutto dovrebbe essere coordinato ed inquadrato in un progetto uniforme, col vantaggio che al Tecnico della fascia successiva verrebbero consegnate informazioni molto approfondite e subito utilizzabili. Un clima come quello descritto potrebbe essere interpretato come una situazione nella quale comanda il giocatore. Questo avviene quando il tecnico è insicuro e non utilizza i contributi del giocatore: quando pretende di imporsi, gli lascia delle libertà prive di margine, lo solleva dai suoi doveri e usa stimoli manipolativi che non ne raggiungono le motivazioni. In tutti questi casi il Tecnico è solo e non ha niente in comune con i giocatori. Ma nel momento in cui pensano e creano insieme, Tecnico e giocatore acquisiscono sicurezza entrambi: il Tecnico perchè si sente seguito e condiviso, e il giocatore  per ciò che sa produrre. La sicurezza nello sport, infatti, deriva più dal clima nel quale si lavora che dalla qualità d cui si dispone. Comunque l’autorità non è mai una condizione implicita nel ruolo di allenatore. Essa va conquistata giorno dopo giorno attraverso scambi di opinioni in un clima di fiducia reciproca. Questo processo, in una formazione moderna del Tecnico delle Giovanili, sarà un processo di apprendimento e di trasformazione permanente. In esso e attraverso queste nuove acquisizioni, il Tecnico imparerà a riconoscere e trattare le qualità ed i difetti del giocatore: nei primi anni (da 6 a 12) cercherà soprattutto di stimolare le qualità, mentre, nelle fasce successive lavorerà anche per eliminare i difetti. In quanto l’accanimento a correggere i difetti (soprattutto tecnici) in età precoce soffoca il completo sviluppo delle potenzialità del bambino. Questi concetti avviano una vera e concreta trasformazione del calcio tradizionale. Tale trasformazione dovrà passare attraverso il Tecnico delle Giovanili. L’obiettivo di queste nuove metodologie sarà un ragazzo,  che al termine del ciclo evolutivo avrà raggiunto le stesse conoscenze e la stessa professionalità dell’istruttore che lo forma. Il ragazzo posto nella condizione di svolgere l’attività calcistica con la giusta mentalità senza l’oppressione di richieste e obbiettivi irraggiungibili potrà raggiungere una professionalità evoluta ed arrivare “naturalmente” al vertice.

Valter Baldeschi

Direttore Area Tecnica Viareggio National Young

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